Un viaggio affascinante nella storia.
Il complesso difensivo di Gaeta venne eretto, secondo il Codex Diplomaticus Cajetanus, tra il VI e il VII secolo d.C., quando le coste marittime laziali e campane erano state prima teatro della guerra greco-gotica e poi mira dell’espansionismo longobardo. A tal proposito l’espressione “castrum”, ossia di cittadella militare, organizzata e con una precisa logica difensiva, trascende la posizione geografica che renderà la fortezza, nel corso dei secoli, inespugnabile. É attestata, invece, l’esistenza del primo castello di Gaeta al tempo dell’Imperatore Federico II di Svevia, realizzato tra il 1223 e il 1227, quando soggiornò per diversi mesi nella città, al ritorno dalla sesta crociata in Terra Santa.
La scomunica papale del marzo 1228 aprirà le porte ad un’ostilità con la Chiesa di Papa Gregorio IX, il quale in sua assenza aveva spinto i difensori della cristianità a prendere possesso di alcuni territori in mano imperiale, compresa la città di Gaeta. Il castello fu quasi totalmente distrutto nel 1230, nello stesso Anno del Signore che condusse alla stipulazione del Trattato di San Germano, con cui l’impero e il papato siglarono una pace.




Nel periodo della dominazione angioina (1266-1435) la città riprese il valore strategico, sia dal punto di vista militare, sia dal punto di vista commerciale e marittimo. A partire dal 1279 fu realizzata la sezione angioina dell’imponente fortezza, sulle macerie del vecchio complesso federiciano. La città fu per qualche anno, a partire dal 1378, residenza dell’antipapa Clemente VII, alleato della regina di Napoli, Giovanna I e, dal 1387, dell’esiliato erede al trono Ladislao d’Angiò. In conclusione, anche la regina Giovanna II fu incoronata proprio nella città di Gaeta, evento che segna, dal punto di vista cronologico, gli ultimi decenni della dominazione angioina della roccaforte.
Dal 1435 al 1442 Alfonso V d’Aragona renderà la piazzaforte di Gaeta la base della conquista del Regno di Napoli. Fin dal 1436 iniziarono i lavori di ampliamento e fortificazione dell’edificio difensivo del vecchio complesso e la costruzione dell’altro castello, conosciuto come Aragonese o Alfonsino. Nel 1442, con la sconfitta dell’ultimo regnante napoletano Renato d’Angiò, si inaugurerà la lunga dominazione spagnola del Sud. Nei primi decenni del 1500, sotto l’imperatore Carlo V d’Asburgo, entrambi i castelli furono unificati in un’unica fortezza che si estendeva per un totale di 14.100 m2.


Nel pieno della Guerra di Successione Polacca, il Regno di Napoli e quello di Sicilia furono invasi e conquistati dalle truppe di Carlo III di Borbone, che venne solennemente proclamato l’anno successivo Rex Utriusque Siciliae. Il vecchio “Castello Angioino” fu nuovamente restaurato e ampliato ulteriormente nei suoi locali interni. Dall’inizio del XIX secolo il castello fu sottoposto a diversi assedi, tra cui quello delle truppe francesi capeggiate da Massena (1806), l’altro nel bel mezzo della guerra austro-napoletana del 1815, che condurrà alla nascita del Regno delle Due Sicilie e, infine, l’assedio del novembre 1860 – febbraio 1861, nel cuore delle lotte per l’unità nazionale. Dall’inizio del 1900 e, in particolar modo dal 1902, la vecchia fortezza è stata adibita a sede di reclusione militare fino al 30 giugno 1990, quando chiuse i battenti.
A partire dal 1995 l’Università di Cassino e del Lazio Meridionale ha preso in gestione questo bene demaniale, realizzando diverse opere di restauro e rendendo agibile anche svariate zone del castello. Esso è attualmente sede dell’Ufficio Diffusione della cultura e della Conoscenza (SCIRE) della stessa università.